
Tokyo, 24 feb. (Apcom) - Il Giappone ha proposto all'Iran di arricchire l'uranio iraniano in modo da garantire a Teheran l'accesso al combustibile nucleare.
E’ quanto riporta il quotidiano nipponico Nikkei, secondo il quale la questione è stata affrontata oggi in un colloquio fra il ministro degli Esteri nipponico Katsuya Okada con il presidente del Parlamento iraniano Ali Larijani, in visita a Tokyo.
Il Ministero degli Esteri giapponese non ha commentato la notizia, limitandosi ad affermare che il Giappone "spera che la questione nucleare venga risolta pacificamente e per via diplomatica".
Per quanto riguarda il nucleare, il Giappone, è il terzo produttore mondiale di energia nucleare (dopo USA e Francia) con un 30% del fabbisogno energetico coperto dall'energia nucleare. La dimensione del programma nucleare giapponese è dunque imponente con la presenza di 55 unità per la produzione di energia nucleare in 18 località. Non ci sono tuttavia miniere di uranio e quindi, il programma di sviluppo dell'energia nucleare è dipendente dall'importazione di materie prime.
Con la motivazione ufficiale di voler ridurre, in prospettiva, la dipendenza energetica dall'estero, il Giappone ha lanciato da tempo un vasto programma per l'acquisizione di larghi quantitativi dell'altro combustibile nucleare cioè del Plutonio.
Sulla eventualità che il Giappone possa dotarsi di armi nucleari sono cmq molto scettico. Nonostante nel corso dei decenni non siano mancate dichiarazioni di esponenti di diversi governi in tale direzione, non si può trascurare il fatto che l'opinione pubblica giapponese ha una forte ostilità verso le armi nucleari.
Tra i possibili elementi che potrebbero spingere il Giappone a considerare una eventuale nuclearizzazione:
- Perdita di fiducia nella protezione nucleare degli Stati Uniti
- Interruzione del processo di disarmo nucleare internazionale
- Aggravamento della situazione politico-militare nella area nordorientale dell'Asia.
Per procedere ad un eventuale nuclearizzazione, il Giappone dovrebbe indubbiamente superare molti ostacoli, tra cui il ritiro dal trattato di non-proliferazione e la rinuncia ai "tre principi non-nucleari" (rifiuto di costruzione, possesso e introduzione nel paese di armi nucleari) che sono stati solennemente assunti dalla Dieta (parlamento giapponese) nel 1971 come base politica, ma che, non sono mai stati trasformati in legge. La stessa costituzione Giapponese (art.9) non proibisce l'acquisizione di armi nucleari, purchè ciò avvenga con intenzioni puramente difensive.
L'obiezione comunque più forte ad una decisione di nuclearizzazione del Giappone resta comunque una motivazione politica complessiva. La decisione di acquisre armi nucleari non può essere certo presa alla leggera da nessun Paese e questo è vero in particolare per il Giappone.
Quindi il Giappone oggi si limita a ricordare al mondo e ai Paesi vicini che è in grado, se necessario, di procedere ad una rapida ed ampia nuclearizzazione. E questo monito è evidenziato dalle capacità tecnologiche e sottolineato dalla grande accumulazione di plutonio.
Informazioni tratte da il saggio: Il Giappone Nucleare: Plutonio e Rischi di proliferazione apparso su Limes, vol. 1/99

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