giovedì 27 novembre 2008

Yakuza やくざ, struttura delle bande criminali e sistema legislativo



Bōryokudan 暴力団, letteralmente gruppo violento, è il termine con cui la polizia giapponese si riferisce alle bande criminali della yakuza. Secondo il ministero giapponese della giustizia si classificano sotto questa voce "le organizzazioni e i gruppi che compiono, o che si teme possano compiere, azioni illegali violente". In questa otticai crimini delle bande criminali si suddividono in due tipi: i crimini legati alla difesa organizzata delle bande criminali e quelli collegati alle attività di arricchimento. Tra i crimini rappresentativi della seconda categoria si segnalano: traffico e spaccio di droga, gioco d'azzardo, estorsione, sfruttamento della prostituzione, crimini legati al reperimento dei capitali con l'intervento in affari "civili" e tutti i tipi di azioni violente che a essi si accompagnano.
Si possono distinguere due tipi di membri della yakuza: i yakuza regolari e i quasi yakuza. Al 31 dicembre 2006 il totale degli affiliati ammontavano a circa 84.700 unità di cui 41 mila yakuza regolari. I quasi yakuza sono coloro i quali hanno rapporti con le bande criminali senza farne parte e che compiono azioni illegali spalleggiati dalle stesse, oppure coloro che cooperano con i gruppi criminali fornendo loro capitali, armi o coinvolti in vari modi.
Viene calcolato che al 2007 in tutto il Giappone ci siano circa 3.100 bōryokudan, di questi circa il 73% viene fatto rientrare in una delle tre organizzazioni principali, la famiglia Yamaguchi 六代目山口組, la famiglia Sumiyoshi 住吉会 e la famiglia Inagawa 稲川会, le restanti bande, il 27% del totale, è diviso tra piccole e medie organizzazioni dislocate in tutto il paese. La famiglia Yamaguchi, cui appartiene il 51% delle bande è la più grande organizzazione criminale del Giappone.

I bōryokudan hanno tutti una struttura piramidale con in cima un capo, oyabun 親分. Assumendo al vertice il capo della famiglia, al di sotto vi è un gruppo di secondo livello, al di sotto di questi ci sono gruppi di terzo livello (cento membri), infine gruppi di quarto livello (dieci membri ordinari), tutti i membri di questi gruppi costituiscono una "famiglia". Sono organizzati secondo relazioni gerarchiche in cui ogni individuo si muove nella piena consapevolezza della posizione occupata e dove i gruppi superiori comandano quelli inferiori e ciascun gruppo controlla un territorio. Le regole d'obbedienza che vigono all'interno di queste relazioni gerarchiche sono meno severe di quelle della mafia italiana, se un sottoposto non obbedisce ad un ordine del capo di solito viene espulso solo nel caso in cui la violazione sia grave subirà il taglio della falange, yubitsume 指詰め.
I gruppi di livello inferiore hanno l'obbligo di effettuare mensilmente dei pagamenti a quelli di livello superiore. In tal modo somme enormi convergono annualmente nelle mani dei capi delle grandi organizzazioni.
La regola dell'omertà in Giappone non è così rispettata come in Italia, infatti quando uno yakuza viene arrestato spesso confessa il nome della famiglia a cui appartiene, le sue dimensioni ecc. Per questo le statistiche delle autorità investigative sul fenomeno presentano cifre alquanto precise.
In Giappone non esistono leggi contro l'associazione a delinquere. Quindi anche se si confessa di appartenere ad una banda non si viene perseguiti per il semplice fatto di essere affiliati.
Nel 1986 un rapporto della commissione presidenziale statunitense sul crimine organizzato afferma che "probabilmente la yakuza giapponese è la più grande organizzazione criminale al mondo".

Nel 1991 il governo di Tokyo promulgò la legge anti-bōryokudan con misure di prevenzione nei confronti delle persone pericolose per la sicurezza e per la pubblica moralità, questa legge è considerata molto mite ciònonostante ha consentito l'espulsione delle bande criminali da specifici enti non a scopo di lucro e da lavori pubblici. 
Nel 1999 è stata promulgata la legge sulle pene contro il crimine organizzato, essa inasprisce le pene relative ai crimini perpetrati in modo organizzato, punisce l'occultamente e la ricezione di proventi da attività criminose prevedendo la confisca o la tassazione di tali proventi.
Il parlamento giapponese ha in discussione un disegno di legge per introdurre il reato di associazione a delinquere, parte dell'opinione pubblica è però contraria a questo disegno di legge, sostenendo che non si può punire un reato che non è stato ancora attuato e inoltre si teme che l'introduzione di questo reato violi il diritto alla libertà di associazione garantito dalla costituzione.
Un altra tesi del perchè l'associazione a delinquere non sia reato in Giappone è quella secondo cui il governo conservatore giapponese è legato nell'ombra ai gruppi criminali organizzati e che in occasione delle elezioni riceve da loro un forte appoggio.
Quale che sia la ragione, le probabilità di introdurre per legge il reato di associazione a delinquere sono per il momento quasi inesistenti.

Informazioni tratte da Quaderni speciali di limes "Mistero Giappone" del 10/2007 articolo di Morishita Tadashi - I boryokudan dalla vecchia alla nuova yakuza

Qui trovate il post relativo alle origini e all'evoluzione della yakuza

martedì 25 novembre 2008

Yakuza ヤクザ, origini ed evoluzione della "mafia" giapponese


Prendendo spunto da questo post sulla Yakuza pubblicato sul blog di Apestrana, mi sono interessato all'argomento ed ho deciso di approfondirlo. Dopo aver raccolto informazioni da diverse fonti, data la loro mole, ho deciso di dividere l'argomento in due post. In questo, il primo, cercherò di delineare in modo essenziale le sue origini e la sua evoluzione nel tempo.
Nel prossimo post mi soffermerò sui diversi clan, sulla loro organizzazione e sul rapporto tra i clan della Yakuza e il sistema legislativo giapponese.


I clan della yakuza ヤクザ, anche detti gokudō 極道, vengono considerati tra le mafie più antiche del mondo. La loro origine si fa risalire al 1600 e gli attuali affiliati si vantano di appartenere a una "aristocrazia" criminale che affonda le radici nel Giappone dei daimyo 大名, i signori feudali da cui dipendevano i samurai.
Dopo la formazione, nel '600, dello shogunato dei Tokugawa per mettere ordine nel paese, dilaniato da secoli di guerre tra i vari daimyo, fu ordinato di requisire tutte le armi posssedute dalla popolazione e soprattutto dai samurai, una "casta" guerriera che all'epoca formava una vera e propria "classe sociale", chi nasceva in famiglie samurai veniva educato per essere samurai e questo per generazioni. Molti samurai, si rifiutarono di rinunciare a ciò che determinava la loro identità e scelsero di allontanarsi dalle città, meglio sorvegliabili dal governo, e nascondersi nelle campagne diventando ronin, samurai senza padroni.
Per difendersi da questi samurai rinnegati e dai briganti, i villaggi si affidarono a dei vigilantes. Questi vigilantes non erano poi tanto diversi da chi li terrorizzava ma erano gli unici col "porto d'armi". E' opinione diffusa degli storici che questi vigilantes erano degli antenati degli yakuza.
Infatti per il fatto di poter andare in giro armati riuscirono ad imporsi come gestori del racket e del gioco d'azzardo e ad organizzarsi in clan. 
Nel 1700, questi clan, dichiarati fuorilegge, si organizzarono in gruppi legati dal vincolo del mutuo soccorso, creando una rete estesa su tutto , o quasi, il Giappone. In realtà le reti erano due e parallelle anche se spesso coincidevano, c'era quella definita dei bakuto, i giocatori d'azzardo, e quella dei tekiya una rete di venditori ambulanti o meglio truffatori ambulanti. 
Adottarono anche una sorta di codice d'onore, tutt'ora vigente nella yakuza, che aveva tre comandamenti principali: Non toccare la donna dei seguaci; Non rivelare a nessuno i segreti dell'associazione; Sii fedele al tuo capo.
Il rito, ancora oggi diffuso tra gli affiliati, di autoimputarsi la falange di un dito per dimostrare fedeltà al proprio capo era il marchio di chi non pagava un debito tra i giocatori d'azzardo dell'era Tokugawa.
Ogni clan di queste prime yakuza faceva capo a una famiglia (non necessariamente nel senso anagrafico del termine) e ciascuna di queste controllava un pezzo di Giappone. A sostenere una famiglia era soprattutto il legame di dipendenza e c'erano dei riti che sugellavano questi legami. Uno di questi era costituito dallo scambio di coppe di sake 酒 e l'attribuzione di segni di riconoscimento: giacche ricamate con i simboli della famiglia o speciali tatuaggi dipinti sul corpo. Il tatuaggio come marchio riservato ai membri della yakuza fu adottato nella prima meta del '700.
Il governo centrale più di una volta scese a patti con la yakuza. A metà del '700 il governo diede ad alcuni gruppi di tekiya il compito di riscuotere le tasse, inoltre i Tokugawa, consolidato il proprio dominio, rinunciarono ad una polizia stabile e per regolare le questioni locali si affidarono agli yakuza. Dopo il 1805 i bakuto strinsero degli accordi con gli shogun 将軍 diventando loro informatori.
A partire dal 1850 la yakuza si schierò dalla parte del potere imperiale contro gli shogun, quando nel 1868 l'imperatore Meiji 明治天皇 salì al trono e abolì la figura degli shogun, la yakuza ottenne in cambio una certa libertà d'azione.
Durante i primi decenni del secolo i clan gestirono il traffico di manodopera dalla Corea occupata e gli appalti per la costruzione delle grandi infrastrutture che modernizzarono il paese.
Dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale queste organizzazioni riuscirono, grazie al mercato nero e al business dei pachinko パチンコ, a trovare nuova linfa vitale per la loro sopravvivenza.

Informazioni tratte dall'articolo di Aldo Carioli su Focus storia del novembre 2008.

Qui trovate il post relativo alla struttura dei clan e all'attuale rapporto con la legge

lunedì 24 novembre 2008

Storie di nubi fluttuanti. Capolavori inediti del cinema giapponese a Milano


Ho ricevuto da Giampiero Raganelli, esperto di cinema, il programma di una rassegna di film giapponesi che sta curando per il Centro di Cultura Giapponese di Milano.
la rassegna dal titolo Storie di nubi fluttuanti-capolavori inediti del cinema giapponese. Per il terzo anno, il Centro di Cultura Giapponese organizza una rassegna di film, proseguendo il percorso di scoperta di opere inedite, o poco conosciute, di una delle cinematografie più importanti del mondo.
La serata del film giapponese si terrà il primo e il terzo venerdì del mese, da fine novembre a maggio. Le proiezioni saranno precedute da una breve presentazione.
Questo il programma:

Venerdì 28 novembre 2008
Lacrime di ricordi / Omoide poro poro (1991) di
Takahata Isao, 118’
Anime dello Studio Ghibli, lirico e intimista,
incentrato sull’evocazione e la nostalgia dei ricordi
d’infanzia. Dal regista di Una tomba per le lucciole.

Venerdì 5 dicembre 2008
Il fiume Fuefuki / Fuefukigawa (1960) di
Kinoshita Keisuke, 117’
Le guerre civili del XVI secolo raccontate attraverso
le storie di tre generazioni di una famiglia di
contadini. Film dai sofisticati effetti cromatici,
ottenuti dalla colorazione parziale della pellicola in
bianco e nero.

Venerdì 19 dicembre 2008
Tokyo Marigold / Tôkyô Marîgôrudo (2001) di
Ichikawa Jun, 97’
Racconto, delicato e malinconico, di una storia
d’amore, sullo sfondo di una Tokyo solare, luminosa,
mai grigia.

Venerdì 9 gennaio 2009
La spada / Ken (1964) di Misumi Kenji, 94’
La filosofia ascetica del Kendo, il rapporto tra
umanesimo ed etica del Bushido sono i temi di questa
storia ambientata nel mondo delle arti marziali. Da
un racconto di Mishima.

Venerdì 23 gennaio 2009
Il castello del gufo / Fukurou no shiro (1999) di
Shinoda Masahiro, 138’Gli amori e le rivalità dei
ninja nell’era Monoyama. Una superba rievocazione
storica, opera di un regista grande studioso
dell’estetica giapponese

Venerdì 6 febbraio 2009
Il filo bianco della cascata / Taki no shiraito
(1933)
di Mizoguchi Kenji, 98’
Da un dramma shimpa, un classico del periodo muto
di Mizoguchi.
La marcia di Tokyo / Tokyo koshinkyoku (1929)
di Mizoguchi Kenji, 28’
Unico frammento rimasto di una sinfonia
metropolitana.
Entrambi i film saranno presentati con il commento
sonoro registrato di un benshi, il narratore/musicista
che accompagnava i film muti.

Venerdì 20 febbraio 2009
Una pagina di follia / Kurutta ippêji (1926) di
Kinugasa Teinosuke, 59’
Una sinfonia di immagini, un film onirico e
allucinatorio. fortemente debitore delle avanguardie
europee dell’epoca. Il capolavoro del muto
giapponese, co-sceneggiato da un giovane Kawabata
Yasunari.
La danzatrice di Izu / Izu no odoriko (1974) di
Nishikawa Katsumi, 82’
Adattamento del celebre racconto di Kawabata,
incentrato su Yamaguchi Momoe e Miura Tomokazu,
popolarissima coppia di cantanti pop degli anni ‘70.

Venerdì 6 marzo 2009
L’isola nuda / Hadaka no shima (1960) di Shindô
Kaneto
, 94’
La lotta per la sopravvivenza di una famiglia di
agricoltori su di un isolotto. Un film senza dialoghi,
un poema in immagini che funziona con
l’accompagnamento di musiche e rumori quali
l’incessante sciabordio delle onde.

Venerdì 20 marzo 2009
L’esattrice / Marusa no onna (1987) di Itami Juzo,
127’
Da uno dei più importanti registi giapponesi di
commedie, una satira sull’evasione fiscale, uno dei
tanti argomenti tabù toccati dall’autore. Ispirato al
tenente Colombo.

Venerdì 3 aprile 2009
Cronache della bicicletta – Il panorama visto dal
ragazzo / 17-sai no fûkei - shônen wa nani o mita
no ka (2004)
di Wakamatsu Kôji, 89’
Una storia di delitto e redenzione che si snoda
attraverso paesaggi estremi e marginali del nord del
Giappone.

Venerdì 17 aprile 2009
Ikebana (1956) di Teshigahara Hiroshi, 32’
Documentario sulla Scuola Sogetsu di ikebana,
fondata dal padre del regista, Teshigahara Sofu.
Il volto di un altro / Tanin no kao (1966) di
Teshigahara Hiroshi, 124’
Film di fantascienza esistenzialista, incentrato sul
tema della ricerca dell’identità, frutto del lungo
sodalizio tra il regista e lo scrittore Abe Kobo.

Venerdì 8 maggio 2009
Il libro dei morti / Shisha no sho (2005) di
Kawamoto Kihachiro, 70’
Un apologo morale buddista, con echi
shakespereani, ambientato nel periodo Nara, opera
del grande animatore di pupazzi Kawamoto
Kihachiro.


Rassegna curata da Giampiero Raganelli,
con la collaborazione di Yumiko Matake
Inizio ore 19.00.
Ingresso con tessera a 40 euro.
Riduzioni soci Centro di Cultura giapponese e
studenti 20 euro.
Film in lingua originale sottotitolati in
italiano.
Le proiezioni saranno precedute da
un’introduzione.
Informazioni e prenotazioni:
348 9200948.

Il Centro di Cultura Giapponese e il Centro Incontri Culturali Oriente Occidente sono associazioni senza scopo di lucro, fondate a Milano nel 1975.
Tutte le attività perseguono finalità culturali rivolte allo sviluppo dell'individuo e ad una sempre più ampia comprensione dei valori umani universali, nell'incontro tra Oriente e Occidente.

martedì 18 novembre 2008

I segreti del teatro Kyogen 狂言 all'istituto di cultura giapponese



Nei locali dell'istituto di cultura giapponese a Roma lunedì 24 novembre alle 18:30 ci sarà una conferenza dimostrativa dal titolo:

ORIGINI, TECNICHE E SEGRETI DEL TEATRO KYOGEN
L'attore professionista Tadashi Ogasawara, esponente della scuola stile Izumi e allievo di Nomura Manzo VIII, illustrerà le origini del teatro kyogen, una forma di farsa comica importata dalla Cina intorno all’VIII secolo, inizialmente interpretata negli intervalli tra gli atti del teatro noh ed oggi rappresentata anche in forma indipendente. Alla parte esplicativa riguardantei canoni gestuali ed espressivi, messi a confronto con quelli del kabuki, seguirà una parte dimostrativa e recitativa.

Il video che ho postato su è esplicativo dello stile del kyogen.

lunedì 17 novembre 2008

Il "Musical Saw" di Hajime Sakita, protagonista oggi a Roma

Oggi lunedì 17 novembre 2008 alle ore 20 nei locali dell'istituto di cultura giapponese a Roma si esibirà il musicista Hajime Sakita. Particolarità di quest'artista è quella di praticare il musical saw, letteralmente fare musica con una sega ad arco. Clikkate sull'immagine e Guardate il video postato qui su. Tratto da una trasmissione della tv giapponese, video che spiega in maniera esilarante alcune particolarità di questa tecnica musicale. Anche per chi non conosce il giapponese la mimica delle immagini riesce ad essere molto esplicativa.
またね!!

giovedì 13 novembre 2008

Hassha Melody 発車メロディー, le "melodie di partenza" dei treni giapponesi



Le hassha merodì 発車メロディー, sono quelle musiche che nelle stazioni giapponesi annunciano la partenza dei treni. Nel tempo queste melodie hanno sostituito il tradizionale suono della campanella considerata fastidiosa e concausa del fenomeno che i giapponesi chiamano kakekomijosha 駆け込み乗車, cioè il precipitarsi sui veicoli mentre le porte si stanno chiudendo. L'opinione più accreditata su come iniziò il fenomeno delle hassha merodì vede la prima adozione del sistema dall'agosto del 1971 sulla tratta Kyòto-Osaka. Ben presto l'utilizzo di queste melodie si diffuse in molte aree del Giappone, compresa l'area metropolitana di Tokyo. Oltre che ad avvisare dell'imminente partenza dei treni le hassha merodì agiscono anche con efficacia nello stemperare lo stress dei passeggeri in procinto di salire, riducendo i kakekomijosha. Nel marzo del 1989 a Tokyo nelle stazioni di Shinjuku 新宿区 e Shibuya 渋谷区 si adottò un nuovo sistema di diffusione sviluppato dalla Yamaha. Si comprese subito che la nuova atmosfera creata dalle melodie con suoni di pianoforte o arpa avevavno un effetto rilassante.

Agli inizi degli anni '90 si decise di estendere il nuovo sistema anche alle altre stazioni, ma dato l'elevato costo, al posto della Yamaha si chiamarono altre ditte specializzate in sistemi di diffusione sonora che fornirono melodie originali assieme dei propri sistemi di diffusione. Per migliorare l'effetto antistress la JR si rivolse ad una casa discografica. Isamu Haruna un musicista e produttore discografico si occupò del progetto, non solo è autore di molte hassha merodì ma in tanti anni di esperienza ha effettuato numerose ricerche sulle sonorità, sulle timbriche e le sensazioni che suscitano a chi le ascolta. 
Un suo viaggio alla ricerca di un suono “terapeutico” lo portò nel giardino Zuishun-in del tempio Shókoku-ji 相国寺 di Kyóto, uno dei più importanti templi Zen nel quale giardino si trova un suikinkutsu 水琴窟. Il suikinkutsu è fondamentalmente un elemento del giardino giapponese, ma funge anche da strumento musicale naturale. Isamu Haruna finalmente trovò nel suikinkutsu la sonorità adatta da rielaborare per sviluppare la timbrica delle hassha merodì.
Inoltre la velocità delle battute musicali di queste melodie corrisponde a 105 battiti al minuto che, secondo alcuni studi, ben si adatta al passo delle persone che camminano. Anche gli annunci preregistrati hanno questa velocità.
Non tutte le hassha merodì sono composizioni originali espressamente prodotte per questo scopo,ad esempio nella stazione di Takadanobaba 高田馬場駅, sulla linea Yamanote-sen 山手線, in memoria del 先生 Osamu Tezuka 手塚治虫, che in questo luogo attestò la nascita di Astroboy 鉄腕アトム il 7/4/2003 , dal marzo 2003 di fatti da questa stazione si possono ascoltare  le note della sigla di Astroboy  ad annunciare la partenza dei treni.




- Informazioni tratte dalla rivista Pagine Zen n°73 del luglio settembre 2008, articolo di Matteo Rizzi.
またね!!

martedì 4 novembre 2008

Satoshi Kon 今敏 e l'arcaico rapporto tra media e società contemporanee




Satoshi Kon 今敏 è sicuramente un grande esperto di media e di società contemporanea, forse lo si può addirittura considerare "profeta" di un futuro imminente. Riesce a rappresentare nei suoi anime アニメ con una immediatezza e semplicità di linguaggio sorprendenti, le influenze e le trasformazioni sociali e psicologiche da un lato, l'importanza e la centralità nel coordinare e strutturare la società dall'altro , che i mezzi dei comunicazioni di massa, dalla tv, passando per il telefonino fino ai new media (internet, realtà virtuale...),hanno nelle società tecnologicamente avanzate. Riesce a dare forma e definizione alla fluida e pervasiva sostanza che assume la comunicazione nei contemporanei scenari metropolitani. Non a caso vive e lavora nella società tecnologicamente più all'avanguardia del pianeta. Satoshi Kon nelle sue storie ci mostra come e "dove" il mondo "reale" e quello "immaginario" dei media si fondono. Fino a svelarci l'arcano, la corrispondenza tra il mondo dei sogni e il mondo virtuale, entrambi territorio dei desideri e delle pulsioni umane. Così il mondo dei media diventa terreno di conquista e condivisione degli immaginari, collettivi e individuali, che cercano di affermarsi e diffondersi.

In Perfect Blue (1997) Satoshi Kon ci descrive il mondo delle idol アイドル e il legame che si crea tra questi personaggi creati dai media e i loro fans, su come questo rapporto spesso diventi morboso. Sottolineando il fatto che al fans non interessa la persona reale dietro al personaggio. Il fans è legato all'immagine fittizia creata dai media, che prende forma nei loro immaginari e diventa reale. Nell'anime Kon gioca molto con questi temi e li interpreta in modo geniale inserendoli in diverse situazioni.

In Paranoia Agent 妄想代理人 (2004), rappresenta la capacità pervasiva dei media di diffondere emozioni, concetti e atteggiamenti e la loro capacità di condizionamento grazie alle caratteristiche di ripetizione e di ubiquità. Kon ci spiega come grazie alla presentazione e ripetizione come reale di un fatto sui media ritenuti attendibili (tg, stampa nazionale, trasmissioni di approfondimento su fatti di cronaca...), un fatto che in realtà non è avvenuto ma è frutto di una paranoia derivante da una paura sociale diffusa (come quella dell'aggressione) si infiltri nell'immaginario sociale collettivo, dove si costruiscono le identità sociali, e da questo si trasferisce alle credenze dei singoli individui diventando reale. 

In Paprika パプリカ (2006), ultimo capolavoro di Kon, le tematiche sono attualizzate. Il 先生 continua a svelarci i rapporti e le sovrapposizioni tra il mondo dei media, dei sogni e della realtà ma questa volta ci descrive questo rapporto nei nuovi media ed usando un approccio più specificatamente psicologico, riguardante in modo specifico tematiche legate all'inconscio e il mondo dei sogni, suggerendo che sogno e realtà virtuale sono contigui "della stessa materia". E che manipolando la realtà virtuale si potranno manipolare i sogni e l'immaginario ad un livello molto più profondo di quello in cui operano i tradizionali media fino a raggiungere l'inconscio.
In questa ottica questa opera si può considerare predittiva di un fenomeno in corso di cui ancora non si conoscono le conseguenze.

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