martedì 25 novembre 2008

Yakuza ヤクザ, origini ed evoluzione della "mafia" giapponese


Prendendo spunto da questo post sulla Yakuza pubblicato sul blog di Apestrana, mi sono interessato all'argomento ed ho deciso di approfondirlo. Dopo aver raccolto informazioni da diverse fonti, data la loro mole, ho deciso di dividere l'argomento in due post. In questo, il primo, cercherò di delineare in modo essenziale le sue origini e la sua evoluzione nel tempo.
Nel prossimo post mi soffermerò sui diversi clan, sulla loro organizzazione e sul rapporto tra i clan della Yakuza e il sistema legislativo giapponese.


I clan della yakuza ヤクザ, anche detti gokudō 極道, vengono considerati tra le mafie più antiche del mondo. La loro origine si fa risalire al 1600 e gli attuali affiliati si vantano di appartenere a una "aristocrazia" criminale che affonda le radici nel Giappone dei daimyo 大名, i signori feudali da cui dipendevano i samurai.
Dopo la formazione, nel '600, dello shogunato dei Tokugawa per mettere ordine nel paese, dilaniato da secoli di guerre tra i vari daimyo, fu ordinato di requisire tutte le armi posssedute dalla popolazione e soprattutto dai samurai, una "casta" guerriera che all'epoca formava una vera e propria "classe sociale", chi nasceva in famiglie samurai veniva educato per essere samurai e questo per generazioni. Molti samurai, si rifiutarono di rinunciare a ciò che determinava la loro identità e scelsero di allontanarsi dalle città, meglio sorvegliabili dal governo, e nascondersi nelle campagne diventando ronin, samurai senza padroni.
Per difendersi da questi samurai rinnegati e dai briganti, i villaggi si affidarono a dei vigilantes. Questi vigilantes non erano poi tanto diversi da chi li terrorizzava ma erano gli unici col "porto d'armi". E' opinione diffusa degli storici che questi vigilantes erano degli antenati degli yakuza.
Infatti per il fatto di poter andare in giro armati riuscirono ad imporsi come gestori del racket e del gioco d'azzardo e ad organizzarsi in clan. 
Nel 1700, questi clan, dichiarati fuorilegge, si organizzarono in gruppi legati dal vincolo del mutuo soccorso, creando una rete estesa su tutto , o quasi, il Giappone. In realtà le reti erano due e parallelle anche se spesso coincidevano, c'era quella definita dei bakuto, i giocatori d'azzardo, e quella dei tekiya una rete di venditori ambulanti o meglio truffatori ambulanti. 
Adottarono anche una sorta di codice d'onore, tutt'ora vigente nella yakuza, che aveva tre comandamenti principali: Non toccare la donna dei seguaci; Non rivelare a nessuno i segreti dell'associazione; Sii fedele al tuo capo.
Il rito, ancora oggi diffuso tra gli affiliati, di autoimputarsi la falange di un dito per dimostrare fedeltà al proprio capo era il marchio di chi non pagava un debito tra i giocatori d'azzardo dell'era Tokugawa.
Ogni clan di queste prime yakuza faceva capo a una famiglia (non necessariamente nel senso anagrafico del termine) e ciascuna di queste controllava un pezzo di Giappone. A sostenere una famiglia era soprattutto il legame di dipendenza e c'erano dei riti che sugellavano questi legami. Uno di questi era costituito dallo scambio di coppe di sake 酒 e l'attribuzione di segni di riconoscimento: giacche ricamate con i simboli della famiglia o speciali tatuaggi dipinti sul corpo. Il tatuaggio come marchio riservato ai membri della yakuza fu adottato nella prima meta del '700.
Il governo centrale più di una volta scese a patti con la yakuza. A metà del '700 il governo diede ad alcuni gruppi di tekiya il compito di riscuotere le tasse, inoltre i Tokugawa, consolidato il proprio dominio, rinunciarono ad una polizia stabile e per regolare le questioni locali si affidarono agli yakuza. Dopo il 1805 i bakuto strinsero degli accordi con gli shogun 将軍 diventando loro informatori.
A partire dal 1850 la yakuza si schierò dalla parte del potere imperiale contro gli shogun, quando nel 1868 l'imperatore Meiji 明治天皇 salì al trono e abolì la figura degli shogun, la yakuza ottenne in cambio una certa libertà d'azione.
Durante i primi decenni del secolo i clan gestirono il traffico di manodopera dalla Corea occupata e gli appalti per la costruzione delle grandi infrastrutture che modernizzarono il paese.
Dopo la catastrofe della seconda guerra mondiale queste organizzazioni riuscirono, grazie al mercato nero e al business dei pachinko パチンコ, a trovare nuova linfa vitale per la loro sopravvivenza.

Informazioni tratte dall'articolo di Aldo Carioli su Focus storia del novembre 2008.

Qui trovate il post relativo alla struttura dei clan e all'attuale rapporto con la legge

2 commenti:

  1. Interessante Paolo san, aspetto con ansia di leggere la seconda parte.
    Ape*chan

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  2. si si...anche io aspetto la seconda parte!!
    è interessantissimo^_^

    quante cose che sapete^^

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